Recenti scavi archeologici effettuati lungo il sentiero che porta al rifugio hanno portato alla luce segni di frequentazione di queste zone durante l’Età del Ferro. La costruzione di un primo edificio, cominciata nel 1911, si è conclusa nel 1912. Su iniziativa della SARCA (Società Alpinisti Rifugio Carè Alto) nasce così il rifugio Carè Alto, capace di dare riparo a 12 alpinisti, caratterizzato dalla semplice forma a cubo che ha costituito la tipologia canonica dei primi rifugi della SAT.
La Grande Guerra arriva, tragicamente travolgente, fin lassù, e il rifugio diventa sede di un avamposto militare dell’esercito austro-ungarico, con funzioni di base logistica, infermeria, osservatorio. Nei pressi, nel 1917, viene eretta ad opera di prigionieri russi e serbi la chiesetta in legno. Nel 1921 la Sarca cede il rifugio alla SAT e nel 1948 il socio Dante Ongari ne cura il restauro e la trasformazione degli interni. Nel 1988 viene inaugurato, dopo una completa ristrutturazione che ne modifica radicalmente la fisionomia e ne raddoppia la capienza, il nuovo rifugio. Nel 2017 è stato messo in funzione un impianto idroelettrico che copre l’intero fabbisogno energetico della struttura.

È intitolato a Dante Ongari, singolare figura di ingegnere, fotografo, alpinista e scrittore, presidente della SAT dal 1967 al 1969.

Oggi il rifugio si trova al centro di un territorio nel quale risultano particolarmente evidenti, e drammatici, gli effetti del cambiamento climatico: il progressivo ritiro dei ghiacciai, l’arrivo di specie animali e vegetali pioniere, la modifica degli storici percorsi in quota. Una realtà tangibile e angosciosa che suggerisce riflessioni, chiede prese di coscienza, impone cambiamenti al nostro dissennato stile di vita.